Dal 1994 Infomaniak segue la stessa linea: privacy, ambiente e radicamento locale. Trentadue anni dopo, questi impegni non sono più semplici promesse. Il 20 maggio 2026, il nostro fondatore Boris Siegenthaler ha trasferito la maggioranza dei diritti di voto di Infomaniak a una fondazione svizzera di pubblica utilità: la Fondazione Infomaniak. Un gesto irrevocabile e raro in Europa, che mette l’azienda al riparo da qualsiasi acquisizione e scolpisce il suo DNA nella pietra. Per te, cliente, questo significa una cosa sola: il tuo cloud resterà svizzero, indipendente e fedele ai suoi valori. Per sempre.

«La tecnologia ha senso solo se migliora la vita, rispetta il nostro pianeta e rafforza la nostra autonomia collettiva.»

— Boris Siegenthaler, fondatore di Infomaniak

Perché ora?

Per lungo tempo, Boris Siegenthaler ha avuto un altro piano. Ogni anno apriva il capitale ai collaboratori e alle collaboratrici, cedendo loro una parte delle proprie azioni. L’idea era che l’azienda diventasse progressivamente loro. Trentasei di loro erano già azionisti, per il 25% del capitale. Una trasmissione graduale, in linea con i valori dell’azienda.

Ma questo progetto restava fragile. Se più collaboratori azionisti se ne fossero andati contemporaneamente, Infomaniak avrebbe dovuto riacquistare le loro azioni, con un costo finanziario che poteva diventare insostenibile. E soprattutto restava la questione successoria: se Boris fosse venuto a mancare, le sue eredi, che non hanno alcuna conoscenza operativa dell’azienda, sarebbero state immediatamente avvicinate da investitori. Con la maggioranza dei diritti di voto si controlla una società. Si può cambiare tutto. Si può disfare tutto.

Serviva un punto di ancoraggio che non dipendesse più da una sola persona. Il contesto rendeva urgente concludere: accelerazione dell’IA, acquisizioni di operatori cloud europei, rafforzamento delle legislazioni extraterritoriali, tensioni geopolitiche. E la responsabilità cresceva: milioni di privati, centinaia di migliaia di aziende e istituzioni ci affidano ogni giorno i loro dati più sensibili. Dobbiamo loro la garanzia che la loro scelta sia tutelata nel tempo.

Cosa è cambiato concretamente

La Fondazione Infomaniak detiene oggi la maggioranza dei diritti di voto di Infomaniak Group SA, sotto forma di azioni speciali: una categoria che conferisce alla Fondazione un potere di blocco permanente e che non potrà mai essere ceduta. Boris Siegenthaler e i 36 collaboratori e collaboratrici azionisti hanno tutti approvato all’unanimità questo trasferimento, accettando che i diritti di voto delle loro azioni diminuiscano di conseguenza. A oggi, Infomaniak non ha alcun investitore esterno.

Concretamente, ciò significa che nessuna acquisizione dell’azienda è più possibile senza l’accordo della Fondazione. Anche se Boris venisse a mancare, anche se un investitore irresistibile bussasse alla porta, il controllo di Infomaniak resta nelle mani di una struttura dedicata alla sua missione.

Non una promessa. Non un’intenzione. Una struttura.

I due ruoli della Fondazione Infomaniak

È importante capire che la Fondazione Infomaniak ha due ruoli distinti.

Una missione primaria di interesse generale

La Fondazione Infomaniak è anzitutto una fondazione svizzera riconosciuta di pubblica utilità, uno degli statuti giuridici più rigorosi del diritto svizzero: i suoi statuti sono firmati davanti a un notaio, la sua missione di interesse generale è iscritta negli statuti ed è posta sotto la vigilanza permanente delle autorità cantonali ginevrine.

La sua missione: sostenere progetti indipendenti in quattro ambiti che vanno oltre il perimetro di Infomaniak.

  • Sovranità digitale ed educazione
  • Digitale etico
  • Ambiente e biodiversità
  • Transizione energetica

Questa missione si inserisce nella continuità di iniziative già sostenute da Infomaniak da anni, come la DebConf (conferenza internazionale degli sviluppatori Debian), il progetto 42 Lausanne (scuola di formazione al codice) o Agent Green (ONG ambientale il cui fondatore Gabriel Paun ha ricevuto nel 2024 il premio «Champion of the Earth» delle Nazioni Unite).

La Fondazione è finanziata da una quota fino al 5% dell’utile annuo di Infomaniak. Più Infomaniak cresce, più progetti la Fondazione può sostenere.

Un ruolo di azionista di riferimento, garante degli impegni di Infomaniak

In quanto azionista di riferimento di Infomaniak Group SA, la Fondazione vigila affinché l’azienda resti fedele alla sua missione. Non prende alcuna decisione operativa: è un custode silenzioso ma potente, che interviene solo nei momenti critici della vita dell’azienda.

La sua linea guida è la Carta delle partecipazioni, i cui 9 principi sono illustrati di seguito.

Il Consiglio della Fondazione

Il suo Consiglio conta quattro membri volontari:

  • Marc Maugué, attivo da molti anni nel settore delle fondazioni nella Svizzera romanda,
  • Jonathan Normand, figura di riferimento nella governance e nelle strategie a impatto positivo in Svizzera,
  • Claire Siegenthaler, rappresentante della terza generazione di una famiglia impegnata sui temi ecologici ed etici,
  • Boris Siegenthaler, fondatore e direttore strategico di Infomaniak, che ne assume la presidenza durante una fase iniziale di tre anni.

La Carta delle partecipazioni: 9 principi scolpiti nella pietra

Al centro del dispositivo c’è un documento fondatore firmato davanti a un notaio: la Carta delle partecipazioni. È questa Carta a definire ciò che la Fondazione dovrà difendere in quanto azionista di riferimento di Infomaniak. Fissa 9 principi fondamentali che costituiscono il DNA dell’azienda. Questi principi possono essere rafforzati dal Consiglio di fondazione, ma mai indeboliti. È ciò che rende l’impegno intangibile.

I. Indipendenza

Dotarsi dei mezzi per restare fedeli alla missione e ai valori dell’azienda nel lungo periodo, subordinando il profitto alla durata del progetto e all’impatto perseguito, per costruire, investire e decidere liberamente nell’interesse delle generazioni future e del vivente.

II. Sovranità digitale

Ancorare il controllo tecnologico là dove risiedono i dati. La sovranità si costruisce attraverso il controllo del codice (aperto o locale) e delle competenze chiave, assicurando che il valore tecnologico sia creato e mantenuto nell’ecosistema locale.

III. Privacy

I dati affidati dai clienti restano di loro proprietà o, in mancanza, sotto il loro controllo esclusivo. Possono essere utilizzati esclusivamente per fornire il servizio richiesto. Qualsiasi utilizzo ulteriore, compreso l’addestramento di modelli di IA, deve essere disattivato per impostazione predefinita e può avvenire solo previo consenso esplicito, libero e revocabile.

IV. Responsabilità ambientale

L’impatto ecologico di tutte le attività deve essere evitato alla fonte e ridotto in modo continuo. Le scelte di approvvigionamento privilegiano la prossimità al luogo di operatività, per limitare le emissioni legate al trasporto ed evitare l’elusione degli standard ambientali. La totalità delle emissioni di CO₂ generate deve essere compensata attraverso progetti il cui effetto di riduzione sia reale, misurabile e verificabile.

V. Innovazione utile e accessibile

La tecnologia deve essere al servizio di bisogni reali, privilegiando l’open source e gli standard aperti. Ogni chiusura tecnica deve essere giustificata, documentata e periodicamente riesaminata. I prezzi praticati riflettono il costo reale del servizio, senza rendite né margini abusivi. Gli strumenti digitali essenziali devono restare accessibili al maggior numero possibile di persone.

VI. Trasparenza

La trasparenza è la condizione della fiducia. Dire la verità, riconoscere le mancanze e rendere conto dei risultati sono doveri assoluti nei confronti di clienti, azionisti e collaboratori.

VII. Radicamento locale

Il valore creato deve andare prioritariamente a beneficio del territorio che l’ha reso possibile. I posti di lavoro e i fornitori sono scelti dando la priorità al territorio, in estensione al continente, e solo per necessità al resto del mondo. La delocalizzazione motivata da ottimizzazione finanziaria è contraria allo spirito del fondatore e della presente Carta.

VIII. Vita lavorativa

L’azienda è un luogo che sostiene chi la fa vivere. Ognuno deve potervi esercitare un mestiere che abbia senso per sé e mettere questo senso al servizio di un’unica esigenza: rispettare i clienti la cui fiducia rende possibile l’azienda. L’orario di lavoro è rispettato, gli straordinari compensati e la retribuzione è mantenuta più equa possibile compatibilmente con i mezzi dell’azienda.

IX. Prosperità sostenibile

La durata della missione esige un’azienda durevolmente redditizia. Gli utili finanziano prioritariamente la ricerca, lo sviluppo e le infrastrutture sovrane, e successivamente remunerano gli azionisti. Quando i conti lo consentono, una quota fino al 5% dell’utile è versata alla Fondazione per i suoi scopi di pubblica utilità.

Ogni anno, Infomaniak dovrà rendere conto alla Fondazione del rispetto di questi 9 principi, tramite un rapporto di impatto pubblico. È il meccanismo che trasforma l’impegno in realtà misurabile.

Una governance aziendale rafforzata

Parallelamente alla creazione della Fondazione, il Consiglio di Amministrazione di Infomaniak Group è stato rafforzato per strutturare la prossima tappa del suo sviluppo. Oltre a Boris Siegenthaler e Frank Guemara, amministratore di Infomaniak e specialista di finanza aziendale, due amministratori indipendenti sono entrati nel Consiglio:

  • Patricia Solioz Mathys, Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione, con una lunga esperienza nella direzione di grandi strutture pubbliche e servizi industriali svizzeri.
  • Paul Such, esperto riconosciuto della cybersecurity in Svizzera, dirigente di Swiss Post Cybersecurity e fondatore di diverse società.

Sono stati inoltre costituiti due comitati indipendenti: un Comitato Audit e Rischi (presieduto da Paul Such), che vigila sulla solidità finanziaria e sulla gestione dei rischi principali, e un Comitato Remunerazioni (presieduto da Patricia Solioz Mathys), che assicura che le remunerazioni restino allineate alla filosofia dell’azienda. Sono gli standard di governance più elevati, quelli che si ritrovano nelle aziende più solide del mercato.

L’azienda continua a essere guidata dal suo team dirigenziale: Marc Oehler (CEO), Céline Morey (CFO) e Boris Siegenthaler (CSO), che resta pienamente impegnato nella strategia di Infomaniak.

Perché è unico in Europa

Il modello della fondazione azionista non è nuovo in Europa. Bosch, Carl Zeiss, Bertelsmann, Rolex o Victorinox lo hanno adottato prima di noi, in alcuni casi da oltre un secolo.

Ciò che rende particolare l’iniziativa di Infomaniak è che, per quanto ne sappiamo, nessun altro operatore del cloud europeo ha scelto oggi di affidare la maggioranza dei propri diritti di voto a una fondazione di pubblica utilità per proteggere un impegno così forte sin dal 1994: sovranità, privacy, ambiente e radicamento locale, tutti affrontati frontalmente e iscritti nella Carta delle partecipazioni della Fondazione.

In Europa, diversi operatori del cloud sono finiti nei portafogli di fondi stranieri. Infomaniak, invece, è oggi detenuta in maggioranza da una fondazione svizzera di pubblica utilità, la cui missione primaria è l’interesse generale. È oggi un cloud utilizzato da milioni di utenti e da centinaia di migliaia di aziende e istituzioni in tutta Europa.

«La nostra indipendenza non è una promessa. È una struttura. Questa fondazione è il coronamento di trent’anni di impegno e garantisce che Infomaniak continuerà a servire un digitale che serve l’umano, rispetta il pianeta e preserva l’autonomia dell’Europa, ben oltre le persone che lo fanno vivere oggi.»

— Boris Siegenthaler, fondatore di Infomaniak e presidente della Fondazione Infomaniak

Pionieri del Web sovrano, con un DNA unico in Europa

La storia di Infomaniak inizia nel 1990 con Boris Siegenthaler, in un club di informatica a Bellevue, animato da un gruppo di appassionati ginevrini. Nel 1994, il club dà vita a un negozio di computer a Châtelaine, che assembla e vende PC a CHF 1.500 quando altri ne chiedevano 3.000. Molto rapidamente, Infomaniak si rivolge a Internet e propone accessi gratuiti quando gli operatori fatturavano CHF 150 al mese, poi hosting Web a CHF 200 all’anno quando altri ne chiedevano altrettanto al mese. Tra il 1994 e il 1998, oltre 40.000 ginevrini si connettono a Internet grazie a Infomaniak. Era l’idea di partenza: democratizzare il digitale.

  • Tra il 1994 e il 1998 democratizzavamo l’accesso a Internet quando gli operatori ne facevano un prodotto di lusso.
  • Nel 2007 firmavamo la nostra prima carta ambientale quando nessuno parlava ancora di impronta di carbonio del digitale.
  • Nel 2013 eliminavamo la climatizzazione a liquidi refrigeranti dai nostri data center, da allora raffreddati unicamente con aria esterna filtrata, e diventavamo operatore cloud a tutti gli effetti grazie alla padronanza di OpenStack.
  • Nel 2021 lanciavamo il nostro Public Cloud sovrano, 100% svizzero, nel momento in cui la dipendenza dagli hyperscaler americani iniziava a preoccupare le istituzioni europee.
  • Nel 2022 proponevamo kSuite, una soluzione collaborativa sovrana a Microsoft 365 e Google Workspace, ben prima che la sovranità digitale diventasse un tema politico europeo.

Mentre Google e Microsoft riscrivono le loro condizioni generali ogni due anni, in funzione delle controversie o dei nuovi utilizzi, noi difendiamo la stessa cosa fin dall’inizio: non rivendiamo mai i tuoi dati e non li utilizziamo per addestrare i nostri modelli di IA senza il tuo consenso esplicito. Mentre alcuni hanno delocalizzato il supporto, esternalizzato lo sviluppo o ceduto ai fondi d’investimento, Infomaniak ha fatto il contrario: progettiamo, sviluppiamo e gestiamo tutto in Svizzera, con il 100% dei nostri collaboratori sul posto.

L’ecologia, molto prima che diventasse un tema

Questo impegno non è nuovo. Guida le nostre scelte tecniche da quasi vent’anni. I nostri data center registrano un’efficienza energetica tra le migliori al mondo (un PUE, indicatore di riferimento del settore, tra i più bassi) e il nostro consumo d’acqua è anch’esso molto basso, perché raffreddiamo i nostri data center con aria esterna filtrata, senza climatizzazione meccanica.

Manteniamo i nostri server fino a 15 anni, contro i 3-5 anni del resto dell’industria. La nostra elettricità è 100% rinnovabile, di cui il 30% autoprodotto grazie ai nostri impianti solari dotati di moduli interamente fabbricati in Europa. E dal 2018 compensiamo il 200% delle nostre emissioni di carbonio (il 100% dal 2007).

La nostra quarta generazione di data center va oltre: valorizza il 100% dell’elettricità consumata sotto forma di calore. Situato nel sottosuolo di un ecoquartiere, in inverno riscalda 6.000 nuclei familiari e in estate consente a 20.000 persone di fare una doccia quotidiana. Il tutto è documentato in open source su d4project.org, affinché altri operatori possano trarne ispirazione.

Un know-how 100% svizzero, senza subappalti

I nostri data center sono costruiti, gestiti e protetti in Svizzera, senza subappalti esteri. Le nostre piattaforme cloud e il nostro software sono progettati, sviluppati e gestiti dai nostri team. Anche i nostri partner fornitori sono locali ogni volta che è possibile.

E dietro questa infrastruttura, il 100% del nostro team è in Svizzera, a Ginevra e Zurigo. Non 200 persone in Svizzera e 2.000 in Vietnam. Tutti qui. E a differenza dei giganti del web che si affidano a strutture di ottimizzazione fiscale, paghiamo anche tutte le nostre tasse in Svizzera.

Per te, questo si traduce in impegni concreti. I tuoi dati sono in Svizzera, fuori dalla portata del Cloud Act (legge americana sull’accesso ai dati) e delle legislazioni extraterritoriali. Non vengono mai rivenduti, mai sfruttati, e il loro accesso è rigorosamente regolato. E se vuoi andartene, te ne vai come sei arrivato: formati aperti, API documentate, nessun costo di uscita. Crediamo che la fidelizzazione si debba conquistare, non imporre.

Andiamo ancora oltre: l’1% della nostra crescita annua è devoluto a ONG come Agent Green, Amnesty International, Reclaim Finance, Public Eye, Wikimedia o Kokopelli.

E poi? Crescere, senza tradirsi

La Fondazione è ora garante del DNA e della missione di Infomaniak. Questa struttura pone il presupposto necessario per qualsiasi futura evoluzione dell’azionariato. D’ora in poi, Infomaniak può accelerare il proprio sviluppo e accogliere, in tutta sicurezza, le risorse necessarie alla sua crescita, senza mai compromettere gli impegni presi nei confronti dei propri clienti. Nei prossimi mesi l’azienda aprirà progressivamente una parte del proprio capitale a investitori allineati ai suoi valori, per sviluppare un cloud sovrano su scala europea, in un contesto in cui la sovranità digitale è una posta in gioco strategica.

Nessuna acquisizione, cessione o cambio di controllo può ormai avvenire senza l’accordo della Fondazione, garante dell’indipendenza e della missione di Infomaniak nel tempo. Infomaniak non potrà mai essere venduta né distolta dalla sua missione.

Scegliere Infomaniak è una scelta strategica

A partire da oggi:

  • Una struttura decisionale protetta: la Fondazione detiene la maggioranza dei diritti di voto sotto forma di azioni speciali non cedibili, un trasferimento approvato all’unanimità da tutti gli azionisti.
  • I nostri impegni sono iscritti nella Carta delle partecipazioni della Fondazione: sovranità digitale, rispetto della privacy, responsabilità ambientale, radicamento locale. Qualsiasi modifica strutturale richiede l’accordo della Fondazione, che può solo rafforzare questi principi, mai indebolirli.
  • Crescere senza mai tradirsi: Infomaniak può continuare a svilupparsi, a investire, ad accogliere nuovi azionisti se utile alla sua missione. La Fondazione, in quanto azionista di maggioranza, garantisce che il DNA dell’azienda resti preservato in tutte le decisioni che riguardano la sua identità.
  • L’azienda continua a essere guidata dal suo team: la Fondazione non prende alcuna decisione operativa. Il team dirigenziale continua a dirigere Infomaniak come prima.
  • Fino al 5% dell’utile annuo versato alla Fondazione, che finanzierà progetti indipendenti nella sovranità digitale, nel digitale etico, nell’ambiente e nella transizione energetica.

Domande frequenti (e un messaggio ai nostri clienti)

Il mio contratto, i miei dati, i miei servizi cambiano?

Per i clienti non cambia nulla. La governance evolve, ma il team, i servizi, i prezzi e i tuoi dati restano rigorosamente identici.

Chi dirige Infomaniak oggi?

Lo stesso team dirigenziale: Marc Oehler (CEO), Céline Morey (CFO) e Boris Siegenthaler (CSO). La Fondazione non prende alcuna decisione operativa, commerciale o tecnica. Agisce unicamente come baluardo dell’indipendenza e dei valori.

La Carta della Fondazione può essere modificata?

Il diritto svizzero regolamenta rigorosamente la modifica degli statuti di una fondazione di pubblica utilità: qualsiasi modifica richiede l’approvazione delle autorità cantonali di vigilanza, può avvenire solo in casi eccezionali e deve restare fedele alla volontà del fondatore. La Carta delle partecipazioni firmata davanti a un notaio fissa il quadro su cui la Fondazione deve vigilare: i suoi principi (sovranità, privacy, ambiente, radicamento locale) possono essere rafforzati dal Consiglio di fondazione, ma mai indeboliti. La struttura è concepita affinché i valori possano solo progredire, mai arretrare, anche al cambiare delle persone che dirigono oggi.

E se Infomaniak aprisse il proprio capitale a investitori in futuro?

È previsto: Infomaniak aprirà progressivamente il proprio capitale per accelerare lo sviluppo di un cloud sovrano su scala europea. Questa apertura potrà assumere diverse forme a seconda delle esigenze e del contesto di mercato. Qualunque sia la forma scelta, la Fondazione conserva la maggioranza dei diritti di voto, il che garantisce che il DNA, la missione e gli impegni dell’azienda restino preservati. È esattamente ciò che questa struttura rende possibile: crescere, senza tradirsi.

Come è finanziata la Fondazione?

Da una quota fino al 5% dell’utile annuo di Infomaniak.

Dove saperne di più?

A te, che fai Infomaniak da 32 anni

Se Infomaniak è riuscita a mantenere la propria indipendenza in tutti questi anni, è anche grazie a te.
A chi ci ha raggiunti agli inizi, quando eravamo solo un club di informatica a Ginevra.
A chi ci scopre oggi e sceglie un cloud diverso, più rispettoso.
A tutti i collaboratori che hanno contribuito allo sviluppo di Infomaniak.

Questa indipendenza è anche la tua vittoria. Senza di te, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. Grazie.